Carlo A. Martigli – Da Pico a Ermete Trismegisto la lunga cavalcata della magiaDa Pico a Ermete Trismegisto la lunga cavalcata della magia

Aria di apocalisse e segreti nell’ultimo romanzo di Martigli

Da Pico a Ermete Trismegisto la lunga cavalcata della magia

CARLO A.Martigli -“L’ERETICO”

Millequattrocentonovantasette: Firenze brucia. Bruciano le vanità dei ricchi, i gioielli e le stoffe pregiate, bruciano i libri e gli eretici, i malati e i ribelli. Ossuto e rauco, fra’ Savonarola terrorizza le folle annunciando un inferno incombente, purificatore, mentre a Roma i Borgia proliferano nella loro garantita lussuria, protetti da forze inspiegabili. Ma, come all’epoca andava ripetendo l’inquieto Marsilio Ficino, «la natura della bellezza è nella verità». Così nella Firenze dei roghi sta arrivando un terribile (nel senso di «portentoso») segreto. Un’epifania che sconquasserà il ventre della cristianità potente e corrotta.
Definirlo il «Dan Brown di casa nostra» sarebbe fuorviante: Carlo A. Martigli (la A sta per Adolfo) difficilmente cede alle furbizie romanzesche e agli effetti speciali, cari al thriller esoterico. Per una ragione precisa: sa bene che basta la nuda storia di Pico della Mirandola e delle sue tesi, o la leggenda di Gesù tramandata in Tibet a comporre uno straordinario affresco, teso e drammatico. Ecco perché nel suo ultimo romanzo, L’eretico , non si troveranno facili incursioni nel contemporaneo, eroi inverosimili o pressappochismi da editing frettoloso. Ma si troveranno tracce di lunghi anni trascorsi a studiare la vicenda di Pico e del suo sogno di una religione unificata; si vedrà la passione di un uomo poliedrico che passa dall’arte alla scienza, dosando una difficile ambizione: essere tante cose insieme.

O tutte? Come ordiva il bellissimo Giovanni Pico, conte di Mirandola, pronto a sguainar la spada per difendere un amore o un’idea. E Martigli riparte proprio da lui, riallacciandosi al suo precedente racconto, 999 L’ultimo custode (Castelvecchi), incentrato sull’eresia delle 99 tesi perdute di Pico, rivelatrici di segreti inconfessabili e letali per il potere temporale e spirituale della Chiesa. L’eretico si apre invece con lo scenario successivo alla morte del conte, avvenuta per avvelenamento: Savonarola tiene sotto scacco Firenze e i poteri forti, la cristianità si arrocca sull’esercizio dispotico di una sovranità temporale che ha allontanato la dinastia dei Medici e si nutre della corruzione del papato. In segreto, l’eredità di Pico è nelle mani di Ferruccio de Mola, discendente di Jacques de Molay, l’ultimo dei Templari.

Fin qui, siamo nell’ordinario filone esoterico. Ma Martigli fa un passo avanti, che è insieme vigore e elemento di rischio per il romanzo: intreccia le vicende occidentali con quelle orientali e inserisce il lungo cammino di due monaci che dal Tibet stanno portando con sé il racconto di una rivoluzionaria vita di Gesù (o Issa), quella degli Ipsissima Verba, fatta di un profeta che attraversa avventure terrene, vive a contatto con bizzarri mercanti siriani, va incontro a una fine misteriosa ed equivoca. E sposta l’asse verso la politica del sultano turco, apparentemente pronto ad appoggiare una rivolta libertaria nel centro Italia. Risultato: quasi 500 pagine che miracolosamente (anzi: meravigliosamente, nel senso della «meraviglia» primitiva di Giordano Bruno) non si traducono in un insopportabile polpettone eso-misterico, ma in racconto robusto, vivo.
L’esoterismo di Martigli è da prendere alla lettera:«riservato agli iniziati». Perché chi si muove a proprio agio nel mondo di Papus (mago e medico francese) e dei Rosacroce, di Ermete Trismegisto e del Tempio di Salomone, «berrà» questo mezzo migliaio di pagine con una golosa piacevolezza. Per il pubblico essoterico, dei non iniziati, resta il fascino di una rigorosa ricostruzione storico-sociale dell’epoca (notevoli le immagini sulla crudezza delle flagellazioni), della scoperta di un Gesù completamente diverso da quello a cui siamo abituati. E anche di un mondo, quello di fine ‘400, inaspettatamente globalizzato, in cui Oriente e Occidente dialogano.

Si perdonerà quindi qualche sparuta cedevolezza allo spirito della fiction letteraria, come quella che ci mostra un inverosimile, quasi comico, Savonarola che si apposta dietro una colonna, pronto a trame malefiche (ma perché?).

Mezzo ligure e mezzo toscano, Martigli ha fatto il giornalista, ha studiato filosofia del diritto e abbandonato una carriera ai vertici di una famosa banca per mettersi a scrivere. Una lunga gavetta paziente fatta di libri per ragazzi, di saggi sui miracoli delle religioni non cattoliche. Una dedizione, la sua, compensata da un inatteso successo in classifica (oltre centomila copie vendute in Italia con 999 L’ultimo custode ), che ha favorito il passaggio alla Longanesi, il cui battesimo avviene proprio con L’eretico . La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un autore che si muove a proprio agio nel mondo narrativo che ha scelto. Memore forse delle parole del nolano Bruno: «La materia dell’arte è una cosa formata già della natura».

Roberta Scorranese

 

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